Serie A

Andy Brehme, il mondo del calcio piange la scomparsa dell’ex terzino dell’Inter. Aveva 63 anni, stasera i nerazzurri con il lutto al braccio

Scritto da Luca Turtulici, 20 Febbraio 2024 - Tempo di lettura: 3 minuti

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Andy Brehme, il leggendario ex terzino della Nazionale tedesca e dell’Inter, morto oggi a causa di un tragico attacco cardiaco, lasciando la compagna Susanne Schaefer e due figli. Chi non ricorda il terzino nerazzurro? Stasera, l’Inter affronterà l’Atletico Madrid in Champions League con il lutto al braccio.

Brehme, figura iconica dell’Inter degli anni ’80 e ’90, ha lasciato un segno indelebile nel calcio. Il suo passaggio nel club nerazzurro, dal 1988 al 1992, è stato contrassegnato da uno scudetto e da prestazioni memorabili che lo hanno reso un idolo per i tifosi. Ma era la sua indole ed il suo carattere che lo hanno reso un beniamino tra i tifosi.

Andreas Brehme

Andreas Brehme con la casacca nerazzurra e quella della nazionale tedesca

Il calciatore tedesco è stato parte integrante della Nazionale tedesca che ha conquistato il Mondiale del 1990 in Italia, segnando il rigore decisivo nella finale contro l’Argentina. La sua abilità, sia con il piede destro che con il sinistro, lo ha reso un giocatore versatile dotato di un tiro forse ed una discreta precisione.

La notizia della sua prematura scomparsa ha scosso il mondo del calcio, con l’Inter e numerosi ex compagni di squadra che hanno espresso il loro cordoglio e il loro rispetto per il talento e la personalità di Brehme. Il club nerazzurro ha emesso un comunicato ufficiale per commemorare il suo contributo e la sua memoria, sottolineando il profondo dolore per la perdita di un grande campione e un vero interista.

I suoi inizi nel calcio professionistico lo hanno visto emergere come uno dei terzini più talentuosi della sua generazione. Dopo esperienze con squadre tedesche come il Kaiserslautern e il Bayern Monaco, Brehme è approdato all’Inter su segnalazione del suo amico e compagno di squadra Lothar Matthaus.

La sua esperienza con l’Inter è stata contrassegnata da successi e record, contribuendo alla vittoria dello scudetto nella stagione 1988-89 e alla conquista di una Supercoppa Italiana e di una Coppa UEFA. Il suo ruolo cruciale sulla fascia sinistra è stato fondamentale per la solidità difensiva e l’efficacia dell’Inter di quegli anni.

Dopo l’esperienza italiana, Brehme ha fatto ritorno in Germania, giocando nuovamente per il Kaiserslautern e aggiungendo ulteriori trofei alla sua già ricca bacheca personale. Il suo contributo alla Nazionale tedesca è stato altrettanto significativo, con prestazioni di spicco in tornei internazionali come i Mondiali e gli Europei.


Intervista a Zanetti, sulla morte prematura dell’ex nerazzurro Brehme

Berti alla Gazzetta dello Sport: “Brehme un uomo libero e spensierato, un treno in campo”

Andreas Brehme ha suscitato un’ondata di commozione nel mondo del pallone, soprattutto tra i suoi ex compagni in Italia. Nicola Berti, uno di loro, ha condiviso i suoi ricordi con La Gazzetta dello Sport, ricordando Brehme come un elemento fondamentale durante la stagione record del 1988-89, descrivendolo come un amico con cui ha condiviso momenti indimenticabili, come la serata trascorsa a ridere e scherzare a casa del presidente Pellegrini. Berti lo ricorda come un uomo libero, spensierato, con i suoi capelli biondi al vento, che correva sulla fascia come un treno.

Tra gli aneddoti che emergono, c’è quello dell’Oktoberfest a Monaco, quando persero il pullman della squadra, e quello dell’allenamento in cui Brehme perse un dente dopo una pallonata, fermando il gioco all’improvviso. Berti lo descrive come una persona allegra, spontanea e gentile, un vero ragazzo d’oro. Guardando alla finale del 1990 contro l’Argentina, Berti ricorda il suo compagno come l’unico della Nazionale a tirare il penalty decisivo con destrezza e sicurezza, sottolineando che Brehme era un giocatore unico, irripetibile oggi. Berti riflette sul fatto che se dovesse pensare a un giocatore simile oggi, penserebbe a Hakimi, ma da lontano. Tuttavia, conclude che di Brehme ce n’è stato e ce ne sarà solo uno.